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AGNANA CALABRA

Edificata verso la metà del 1300, Agnana Calabra presenta sorgenti di acque minerali e miniere di carbone che approvvigionarono il primo treno della storia in partenza da Napoli, risalente all'epoca di Ferdinando II. Nel piccolo centro si praticano ancora attività artigianali e la cucina tipica conserva odori e sapori di un tempo che si spandono tra le caratteristiche e antiche viuzze.

Agnana fu edificata attorno al 1343 nei pressi di un convento di monaci basiliani collocato in cima al monte Sant'Agnana (da cui le deriva il nome), ad opera del Barone di Mammola, il quale, per accrescere il feudo, fece insediare gli addetti alla custodia dei numerosi armenti della zona e alcune famiglie contadine per la coltura delle terre. Il terribile terremoto del febbraio del 1783, che procurò la morte di 10 persone e produsse danni valutati intorno ai 30.000 ducati, distrusse anche la chiesa del patrono San Basilio. Dopo essere stata ricostruita fu quasi nuovamente distrutta da un uragano il 23 gennaio del 1885. Il 19 maggio del 1846 Ferdinando II di Borbone, accompagnato dalla moglie Maria Teresa d'Austria e dall'erede al trono il principe Francesco, si recò a visitare i giacimenti minerari di lignite e antracite che costituivano fondate speranze di occupazione e sviluppo per le popolazioni del circondario. L'antracite, qui estratta, fu utilizzata per la costruzione della linea ferrata italiana (Roma-Frascati) nel 1882. La vera ricchezza di Agnana è costituita da alcune sorgenti d'acqua minerale, di cui una sulfurea, due clorurate, una ferruginoso-sulfurea, situate in località Junchi. Purtroppo, nonostante siano pregiate (sono state infatti classificate, dopo accurate analisi, "termominerali", cioè adatte alla cura di varie malattie), sono scarsamente conosciute. Esistono tuttora i ruderi di alcune vasche che in passato venivano utilizzate per le cure terapeutiche. Agnana diede i natali a Rocco Nicola Sità (01.12.1908), definito anarchico e "propugnatore di idee non tollerabili dal regime fascista".




 


Indirizzo Via Roma 117
  89040 Agnana Calabra (RC)
Telefono 0964 323000
Fax 0964 323009
Sito web http://www.comune.agnana.rc.it/
 

 

Le miniere di Agnana Calabra sono state ampiamente sfruttate nel corso del 1800, acquisendo una notevole fama nel Regno delle Due Sicilie. L’antracite e la lignite estratte venivano trasportate sui fiumi per essere utilizzate nei vicini centri della costa ionica. Il carbon fossile di Agnana servì anche ad alimentare il primo tratto ferroviario italiano, esteso da Roma a Frascati. Dopo l’Unità d’Italia cessarono i finanziamenti e l’attività estrattiva rallentò progressivamente fino a fermarsi del tutto nel 1910. Intorno al 1855, nel pieno dell’attività estrattiva, nelle ligniti vennero trovati resti fossili di Antracoterio, un grosso mammifero oggi estinto, vissuto circa 30 milioni di anni fa. I fossili sono custoditi preso il Museo di Paleontologia dell’Università di Napoli Federico II. Il nome antracoterio significa “mammifero del carbone” (dal greco anthrax = carbone e therios) ed è stato attribuito proprio a causa della frequenza di fossili di questo mammifero nei depositi di lignite di Asia e Europa risalenti a 30-20 milioni di anni fa. L’antracoterio, appartenente alla specie Anthracotherium magnum, aveva abitudini di vita semiacquatiche e somigliava molto agli attuali ippopotami, anche se era più piccolo. Infatti era lungo circa due metri e alto un metro e viveva in zone lagunari e paludose. Possedeva una dentatura robusta, adatta a scavare nel fango e a strappare le piante acquatiche delle quali si nutriva. I suoi arti erano corti e tozzi, con dita piccole, adatte a non sprofondare nel fango. Le dita erano dotate di zoccoli per sostenere il peso del corpo. Recenti studi hanno individuato che, curiosamente, gli antracoteri hanno avuto un antenato in comune anche con le balene. 50 milioni di anni fa, infatti, i discendenti di un mammifero acquatico munito di arti diedero origine a due gruppi: i cetacei, totalmente acquatici, e gli antracoteri, semiacquatici. Il ritrovamento di Agnana indica che a quel tempo la zona era occupata da una foresta con ampie zone paludose. Ciò è evidenziato soprattutto dalla presenza delle ligniti, oltre che dalle abitudini e dall’ambiente di vita tipici degli antracoteri. Le ligniti, infatti, derivano dalla fossilizzazione delle piante ad alto fusto in zone palustri. È probabile che uno o più antracoteri siano rimasti impantanati o siano morti in prossimità della palude, e che i loro resti scheletrici siano stati inglobati nei resti vegetali e nel fango dell’area paludosa, destinati a diventare lignite nel corso del tempo geologico. L’area in cui sorge Agnana è delimitata dal Monte Mutolo e dal Monte Nafrusa, le cui rocce si sono formate nell’era dei dinosauri, e da Monte Schiavo, formatosi intorno a 300 milioni di anni fa. Intorno a 35 milioni di anni fa, Agnana era una laguna che nei millenni successivi venne invasa dal mare. I rilevamenti geologici e i fossili di Agnana forniscono dati importanti per ricostruire la geografia e la geodinamica dell’Italia di 30 milioni di anni fa. L’antracoterio, infatti, ha origine eurasiatica ed è stato ritrovato anche in giacimenti di lignite del Nord-Italia e del centro Europa. La sua presenza in Calabria si può spiegare col fatto che circa 30 milioni di anni fa una parte di questa regione si trovava in comunicazione con Sardegna e Corsica (allora unite nel blocco sardo-corso), attaccate all’Europa tramite la Spagna e parte della Francia (blocco iberico-provenzale). Successivamente, è avvenuta una rotazione dell’intero blocco verso Est, fino a raggiungere l’attuale assetto geografico. Probabilmente l’antracoterio di Agnana aveva raggiunto la Calabria attraversando il blocco sardo-corso. L’area delle miniere di Agnana è interessantissima per la sua storia ottocentesca, ma anche per la sua geologia e per la sua preistoria. Per questi motivi, l’area è stata classificata come Sito SIC (Sito di Interesse Comunitario) della Provincia di Reggio Calabria. L’attuale Amministrazione Comunale di Agnana Calabra sta promuovendo diverse iniziative volte alla istituzione di un Geo-Parco delle Miniere, per avviare un futuro turistico di Agnana, partendo dal suo solido e florido passato, ripristinando e rendendo visitabile una parte delle miniere stesse. Il Geo-Parco delle Miniere di Agnana proporrà percorsi a piedi in prossimità dei tunnel minerari, in cui i visitatori potranno osservare gli antichi strumenti e attrezzature utilizzate dai minatori, i luoghi di ricovero di uomini e mezzi e la lignite in affioramento. Un’area espositiva sarà dedicata all’esposizione di campioni di lignite e di riproduzioni dei fossili di antracoterio.

Ad Agnana Calabra ricorre ogni anno la festa in onore di san Basilio Magno patrono della cittadina. La manifestazione si svolge il 14 giugno e vede una grande affluenza di visitatori provenienti anche dai paesi limitrofi. Un'altra manifestazione è intitolata alla Madonna della Misericordia: la festa si svolge il giorno 18 agosto, con processione, fuochi d'artificio e ballo del "Cavalluccio". Durante le due manifestazioni la cittadina viene abbellita con una meravigliosa illuminazione lungo le vie principali e da numerose bancarelle, provenienti da varie località, dove si possono acquistare dolci locali, souvenir, ecc.

La Chiesa della Misericordia

Il Barone di Mammola fece costruire la chiesa verso il 1343, come risultava da una lapide, e come lasciò scritto l'arciprete Sangiorgio nel registro dei battezzati del 1825. La chiesa fu dotata di molti beni; era stata eretta sul luogo dove oggi sorge il Calvario; ma un uragano l'ha completamente abbattuta il 14 marzo 1813. Rimasto il paese privo del sacro edificio, il popolo, per soddisfare all'obbligo della messa festiva, andava a Siderno, a Prestarona e a Canolo. Finalmente, dopo lunghe divergenze tra l’arciprete e il sindaco per la scelta della località, si pose mano alla costruzione della chiesa della Misericordia, che per deficienza di mezzi fu costruita a diverse riprese. L'arciprete Sangiorgio fece costruire a sue spese la sacrestia e ingrandì la chiesa, troppo angusta; dopo averla portata a compimento, con l'annuenza del Vescovo, l'ha benedetta egli stesso.

La Chiesa di San Basilio

Nel 1763 aveva avuto luogo la costruzione dell'altra chiesa dedicata al Patrono S. Basilio, col concorso del popolo e della pia signora Gagliardi, per grazia ottenuta dal gran Santo. Ma, sopravvenuto il terremoto del 1183, riportò gravi danni e per molti anni fu lasciata in totale abbandono. Ricostruita in seguito, fu nuovamente diroccata dall'uragano del 23 gennaio 1885. L'arciprete Lombardo la ricostruì nel 1907.



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