Bivongi (RC)

Il borgo dei centenari

Posto lungo il confine delle provincia di Reggio Calabria e Catanzaro, Bivongi è situato nella Vallata dello Stilaro, ai piedi del Monte Consolino, in una zona carica di bellezze naturalistiche e paesaggistiche di grande rilievo.
 
Il sottosuolo del territorio è ricco di minerali e preziosi, di acque termali ed è immerso in un ambiente naturale particolamente affascinante.
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Bivongi è chiamato Borgo della Longevità, in quanto tra i suoi abitanti si possono annoverare numerosi tra centenari e ultra novantenni.
 

Il centro abitato è molto pittoresco, con un labirinto di stradine e una miriade di scale e scalette che servono per raggiungere le abitazioni poste una sopra l'altra, in un coacervo di muri e di archi. In passato Bivongi fu tra i più conosciuti per le molteplici attività che vi fiorivano, dalla produzione della seta alla lavorazione dei metalli e della pietra, alla produzione dell'energia elettrica, all'estrazione, dalle locali miniere, del molibdeno e per essere stato meta, ancora prima del X secolo, dei monaci provenienti dall'Oriente che scappavano, con le loro icone, dalle leggi iconoclaste emanate dall'imperatore Leone Isaurico.
Oggi è nota per la tradizionale fiera della badia, che si svolge ogni 17 e 18 Agosto e per la Festa di Maria SS Mamma Nostra, che si celebra due volte l'anno: la seconda domenica di settembre e il 5 febbraio.

 
Bivongi
 
Ecomuseo delle Ferriere e Fonderie della Calabria

L'Ecomuseo delle Ferriere e Fonderie di Calabria è nato nel 1982, avendo come scopo quello della ricerca, studio, salvaguardia e promozione culturale del patrimonio dell'archeologia industriale calabrese ed in particolare di quello esistente nella vallata dello Stilaro, definita "culla della prima industrializzazione meridionale".
L'ecomuseo valorizza tutte le risorse presenti sul territorio, da quelle forestali a quelle minerarie, dalle paesaggistiche alle monumentali, anche per un recupero delle radici culturali degli stessi abitanti del luogo. Comprende cinque aree diverse (itinerario delle acque e della metallurgia, itinerario delle miniere, itinerario dei mulini, itinerario religioso), ed è oggi compreso tra i 35 principali siti archeo-industriali distribuiti su tutto il territorio nazionale.

 
Cascate del Marmarico

La cascata del Marmarico,  con i suoi 114 metri di caduta, è la più alta della Calabria e dell'Appennino meridionale. Incastonata fra il Parco Nazionale della Sila e quello dell'Aspromonte, la cascata ricade nel Parco Naturale Regionale delle Serre e per raggiungerla bisogna percorrere il sentiero sterrato che si inerpica lungo i fianchi della montagna. La cascata appare all'improvviso, in tutta la sua bellezza, un lungo salto per poi finire in un laghetto e continuare nel suo percorso verso valle.

 
Bivongi
 
Bagni di Guida e Albergo Acque Sante

A breve distanza dal centro abitato di Bivongi si trovano le sorgenti delle acque alcalino solforose della località denominata "Bagni di Guida" o "Acque Sante" (con riferimento alle loro virtù terapeutiche). Le analisi hanno classificato le acque di Bivongi come oligominerali fluorurate e sulfuree, risultando pertanto adatte nelle cure di diverse affezioni. La tradizione narra che la scoperta delle capacità curative di queste acque fu del tutto fortuita, in quanto un pastore si accorse che le sue capre trovavano giovamento immergendosi in alcune pozzanghere. La voce si sparse e un numero sempre crescente di persone andò lì per curare i propri malanni. Intorno al 1850 fu costruito un piccolo stabilimento termale, all'epoca uno dei più avanzati stabilimenti termali della Calabria, che rimase rimase attivo fino alla fine degli anni Quaranta/inizi anni Cinquanta del ‘900. Nei pressi sorge anche una "casa albergo", struttura completamente recuperata in vista di suo un riutilizzo finalizzato all'attività termale e ricettiva.

 
Santuario di Maria Santissima Mamma Nostra

La chiesa, parrocchiale dedicata a san Giovanni Decollato è nota anche come santuario della Mamma Nostra. La chiesa, con struttura a croce latina e stile barocco predominante sulla facciata anteriore, custodisce un importante dipinto di Tommaso Martini da Bivongi e un gruppo scultoreo in legno di anonimo del XVIII sec, oltre alla statua lignea dell'Immacolata di ignoto napoletano del 700, i coevi busti in legno di San Felice e di Santa Giustina e l'argenteria.

 
Bivongi
 
Cento anni e non sentirli

Bivongi è chiamato Borgo della Longevità, in quanto tra i suoi abitanti si possono annoverare numerosi tra centenari e ultra novantenni. Per comprendere i motivi di questa tendenza sono stati svolti degli studi su Bivongi e sui paesi nei dintorni che raccolgo una popolazione particolarmente longeva.
Le abitudini alimentari, la convivialità da piazza, le giornate di ordinaria routine che scorrono fra le faccende quotidiane e i momenti sulla panchina, sempre uguali, sempre perfetti per le abitudini degli abitanti, fanno parte del bagaglio di esperienze e cultura di cui è impregnato Bisogni e consentono, in sinergia, di vivere più a lungo che in altri posti.
Da questi concetti è nata l'idea dell'Albergo Diffuso di Bivongi, che ha trasformato alcuni immobili abbandonati del paese in una trentina di posti letto sparsi per il borgo, per offrire a chi cerca un percorso diverso dai soliti itinerari turistici, qualcosa di particolare e esperienziale. Il Borgo della Longevità ora è una Destinazione Umana, con il suo carattere particolare di struttura e tipologia di esperienza lo rendono davvero unico.

 
Bivongi
 
Gastronomia

Bellezze naturali, ospitalità diffusa, abitudini semplici, spiritualità, cibo e buon vino costituiscono il vero segreto di Bivongi. Molte le specialità tradizionali, prima fra tutte la pasta fatta in casa col filo d'erba e condita con sugo di capra o di maiale, con marinatura della carne, o semplicemente con pomodorino fresco e odori. Per la carne da gustare l'arrosto di sola capra o mischiato con il maiale oppure come pesce lo stocco con patate e olive.
Tra i contorni semplici e gustosi si consigliano i pomodorini con le olive verdi e peperoncino oppure i fiori di zucca e i frittini vegetariani con la pastella. Il vino merita un capitolo a parte, visto che in zona si produce il Bivongi D.o.c., nelle tipologie Bianco, Rosso e Rosato. Da gustare a temperature diverse, in calici di diversa forma, abbinato ai gustosi piatti e ai prodotti tipici della cucina locale.

 

 



 


Indirizzo Viale G. Matteotti
  89040 Bivongi (RC)
Telefono 0964 731185
Fax 0964731476
Sito web www.comunebivongi.gov.it/
 

 

Proprio nell’alto corso del fiume Stilaro si può ammirare la splendida Cascata del Marmico, tra le più alte d’Italia. La cascata si trova al vallone Folea, denominato salto di Marmarico, che significa lento o pesante, probabilmente dall'impressione che l'acqua, seppure in perenne caduta, sembri apparentemente formare dei filamenti immobili. È la cascata più alta dell'Appennino meridionale con i suoi 120m. La Cascata del Marmarico ha ottenuto il riconoscimento di Meraviglia italiana. Lungo il corso alto della fiumara Stilaro, nei pressi della cascata, sono presenti numerosissimi esemplari di Woodwardia Radicans, una felce rara, che a fianco delle tante orchidee presenti nel comprensorio, rendono la vallata dello Stilaro una tra le più interessanti aree italiane anche dal punto di vista botanico.

Oltre al caratteristico centro storico, a Bivongi possiamo ammirare la Chiesa Madre, di antica fondazione, che conserva al suo interno opere di artisti locali. Recenti lavori di restauro della chiesa matrice hanno riportato alla luce i resti di un primitivo luogo sacro e di un altare del 1300. La chiesa attuale del secolo XVII, completata dopo il terremoto del 1783, è intitolata a San Giovanni Decollato. Il Monastero di san Giovanni Theristis, eretto nell'XI secolo, è l'unico monastero italiano ortodosso e attualmente vi risiede stabilmente una comunità monastica appartenente alla Diocesi Romena Ortodossa d'Italia. La chiesa di Mamma Nostra è una chiesa del XVII secolo e si trova a Bivongi. La sua costruzione cominciò nel 1610 sulle fondamenta di una chiesa precedente demolita. La chiesa fu parzialmente distrutta durante il terremoto del 1783. Il Mulinu do Furnu è un monumento al lavoro contadino e fu costruito da monaci cistercensi per frantumare la galena, un minerale prelevato da un miniera in località Argentera e successivamente fuso nel forno da cui deriva il nome del mulino. Il mulino è utilizzato dall'Ecomuseo come centro informazioni



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