MILETO

Cittadina situata in un'area pianeggiante tra il gruppo montuoso del Monte Poro e la città di Vibo Valentia, Mileto è denominata capitale Normanna per l'importante ruolo ricoperto in quel particolare periodo storico. Di remota fondazione (si pensa sia stata fondata dai milesi dell'Asia scacciati da Dario), acquistò importanza al tempo di Ruggero il Normanno allorché fu elevata a capitale della Regione e sede episcopale. L'economia di Mileto è legata alle attività agricolo-pastorali e al turismo. In grande espansione anche la floricoltura in serra. Da segnalare la presenza di alcuni stabilimenti di maglieria.




 


Indirizzo Corso Umberto, 177
  89852 Mileto (VV)
Telefono 0963 338015
Fax 0963 336499
Sito web http://www.comune.mileto.vv.it/
 

 

Completamente distrutta dal terremoto del 1783, fu poi ricostruita con strade larghe e ortogonali, a partire da una grande piazza centrale, con case prevalentemente dotate del solo pianterreno. Al tempo della marcia di Garibaldi verso Napoli fu teatro di sanguinosi scontri. A est del centro abitato sono visibili i resti della Mileto Vecchia: i ruderi della città e di edifici di varia datazione (XI, XII sec.); i resti dell'abbazia Normanno-Benedettina della Trinità fondata dal conte Ruggero fra il 1603 e il 1070 circa e consacrata nel 1080; i resti della Cattedrale normanna (fine XI sec.).

Oltre al grazioso centro storico, a Mileto è possibile visitare alcuni siti di grande interesse storico-culturale. La Cattedrale, dedicata a San Nicola di Bari, conserva all'interno elementi architettonici e plastici provenienti dalla Chiesa di Mileto vecchia: una statua marmorea tardo rinascimentale raffigurante San Nicola di Bari con basamento iscritto e datato 1594; un Crocefisso settecentesco in avorio, donato da Ferdinando II di Borbone; un altorilievo marmoreo trecentesco della Madonnina col bambino; Coperchio Sepolcrale con figura di guerriero giacente; il busto in argento di San Nicola di Bari, del XIV secolo. Nel tesoro del Duomo sono conservate preziose argenterie e pregevoli paramenti sacri, nonché un'icona medievale di gusto bizantino di San Nicola di Bari. Nel cortile del Palazzo vescovile si possono notare colonne e capitelli provenienti dalla Mileto Vecchia e, all'interno dell'edificio, si possono ammirare opere d'arte, codici manoscritti e libri antichi. La chiesa della Badia ha un ciborio marmoreo cinquecentesco. Il Palazzo romano presenta frammenti architettonici e reliquie marmoree provenienti dalla distrutta Abbazia della Trinità di Mileto Vecchia, murati all'esterno e nel giardino dell'edificio.

Mileto è in possesso, sia pure in modo sparso fra diverse proprietà, del più consistente nucleo di marmi d'età medievale esistente in Calabria. Il Museo Statale di Mileto è stato istituito nel 1997. Raccoglie numerosi reperti della Mileto antica distrutta dal terremoto del 1783, in particolare: marmi, capitelli e altri materiali finora conservati per iniziativa del Comune e della Curia Vescovile di Mileto e provenienti dalla distrutta Abbazia della SS.ma Trinità. Il Museo, ospitato nell'ottocentesco palazzo Vescovile, conserva un cospicuo nucleo di reperti archeologici ed artistici, compresi tra l'età tardo imperiale e il XIX secolo. Il percorso inizia con il sarcofago di Eremburga, la seconda moglie del Gran Conte Ruggiero il Normanno, morta a Mileto nel 1089. Segue la seconda sala dove sono ospitati splendidi frammenti di vetrate colorate e i capitelli dell'Abbazia benedettina della SS. Trinità, di età normanna. Di rilevante interesse artistico, oltre che storico, sono i resti di due sarcofaghi scolpiti a rilievo, conservati nella quarta sala oltre ad alcuni argenti databili dal XV al XIX secolo (4 navicelle porta incenso, un turibolo e una coppia di cartegloria in argento sbalzato e cesellato riferibili al XVII sec.). Chiude l'esposizione di questa sala il bellissimo Crocifisso in avorio del '600 opera dello scultore bolognese Alessandro Algardi. Infine, le ultime sale conservano i busti in argento di S. Nicola e S. Fortunato, rispettivamente del XVIII e XIX secolo, paramenti sacri dal XVII al XIX secolo e tre dipinti di Andrea Anfuso.



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